Come un quadro…


Si può legittimamente affermare che una scrittura è paragonabile ad un quadro. Non fosse altro perché sia per una grafia sia per un dipinto possiamo parlare di spazio, di forma, di movimento. Come occupato lo spazio? Quale la distribuzione, la proporzione degli elementi? Forme chiare? Precise? Stilizzate? Ampollose? L’intera composizione risulta armonica? C’è equilibrio compositivo? C’è originalità? Ancora, il tratto grafico – a proposito di disegno e scrittura – e la pennellata rivelano quale gesto? Delicato, pesante, regolare, continuo, staccato, calmo, agitato, … ?

Padre Girolamo Moretti, caposcuola della Grafologia Italiana, afferma che come l’acqua sorgente da un terreno porta, inevitabilmente, traccia della composizione chimica, minerale di quel terreno, così l’attività grafica rispecchia le caratteristiche fisiche neuropsicologiche dell’individuo che di quella attività è fattore. Interconnessione, cioè, tra il segno grafico e la personalità che ha tracciato quel segno! Disegno, pittura, scrittura sono linguaggi non verbali. Come tali, comportamenti espressivi della personalità dell’autore. Qui, di seguito, brevemente, un esempio.  Quello di LEONARDO (1452-1519). Sommo umanista, artista, scienziato, di cui nel 2019 è ricorso il cinquecentenario della morte. Proverò a sintetizzare un confronto tra grafia,  disegno e  pittura di questo assoluto Gigante dell’Arte visiva.

Prima di esprimere qualche considerazione sulla grafia del formidabile ingegno di Leonardo, chiedo scusa ai Maestri di Grafologia – in primis Padre G. Moretti, Padre L. Torbidoni, Padre N. Palaferri, Padre F. Giacometti – se disattendo l’insegnamento fondamentale: detto a parole mie, un segno grafologico è, come una nota musicale, asemantico se non inserito in un contesto. E’ l’interazione con gli altri segni grafologici presenti in una grafia a dare a ciascun segno il corretto significato, cioè, la corretta interpretazione. In questa pagina, sarebbe irrealistico e presuntuoso un esame delle interazioni dei segni nel contesto grafologico riferito alle poche righe autografe di Leonardo qui riprodotte. Mia unica aspirazione quella di mettere in evidenza la “continuità” tra manoscrittura- disegno-pittura-.

Tra i numerosissimi campioni di grafia di Leonardo, vengono qui presentate annotazioni grafologiche sullo scritto che compare ai margini del celeberrimo Uomo Vitruviano (ca 1490).
Un grafologo professionista, dopo anni di studio e lunga pratica di analisi grafologiche, diventa abile nella decifrazione ed interpretazione del movimento della scrittura. Cosa si può legittimamente affermare, grazie all’utilizzo dello strumento grafologico?
Il tracciato grafico di Leonardo spicca per un movimento misurato, moderato. Un’andatura controllata: ogni lettera procede mantenendo una postura eretta. Inoltre, è staccata rispetto a quella che la precede e a quella che la segue. Un passo alla volta perché, canterebbe Elvis Presley, solo gli sciocchi sono precipitosi (“Only fools rush” in Can’t stop falling in love“). Una capacità analitica spiccatissima non disgiunta da una forma letterale essenziale ed originale che rivela l’abilità di stabilire priorità nella congerie di dettagli e procedere a sintesi mirabili. Anche l’interazione tra i tre spazi fondamentali di una grafia (rapporto tra largo di lettere, largo tra lettere e largo tra parole) indica la capacità di osservare la realtà, in ampiezza, con ponderazione. Ed è la calma osservazione e riflessione che consente a Leonardo di scandagliare quanto da lui osservato ed intuirne nessi, connessi, implicazioni, possibilità. In breve, qui, il gesto pacato crea forme formidabilmente originali.

Ora, dopo l’aspetto cognitivo della personalità di Leonardo, aggiungo concise annotazioni riguardanti il temperamento: paziente e di una volontà strabiliante che non bada a tempo ed energie per assicurarsi un risultato eccelso per raffinatezza di osservazione e capacità esecutiva. Grande diletto doveva ricavare dall’osservazione della realtà. Osservava, sperimentava, imparava. E ciò lo faceva sentire ancora più grande e speciale. L’ambizione all’affermazione di sé (soprattutto rivelata dalla andatura eretta del tracciato, dall’originalità e dalla verticalità in cui la forma letterale viene tracciata) congiunta ad una sensibilità rarissima  (principalmente testimoniata dalle lievissime variazioni di inclinazione dei prolungamenti degli assi letterali)  sono indicatori di una capacità intuitiva, ideativa  e realizzatrice senza pari. E’ la sensibilità, di rarissima raffinatezza, il propellente della eccezionale capacità esecutiva di Leonardo, come questi suoi bozzetti, di straordinaria forza espressiva, attraverso i quali, scandagliando pieghe dell’animo umano, egli riesce a dare formidabile rappresentazione visiva a stati emozionali ….

La straordinariamente estesa gamma del sentire e pensare di Leonardo evoca la sua tecnica pittorica: lo sfumato leonardesco, risultato dell’utilizzazione di dita, polpastrelli oppure pezzi di stoffa al fine di … sfumare, alleggerire, addolcire …  L’intensità  del colore diminuisce gradatamente. Passa, poco a poco, da un tono all’altro senza stacco.   Ed ecco, allora, che venendo meno  nettezza, marcatura, appaiono quasi dissolversi, per esempio, perimetri di forme, alberi, montagne, contorni di figure umane.  Lo sfumato  porta testimonianza che per Leonardo la realtà, interna ed esterna,  è foriera di sconfinate sollecitazioni … tonalità innumerevoli, possibilità infinite.
Per terminare, una tela in cui è magicamente utilizzata la tecnica dello sfumato leonardesco:  “La  Mona Lisa” ovvero  “La Gioconda”,  come è  conosciuto, in tutto il mondo, questo dipinto di Leonardo.